TRAPPOLE IN CORTO FINALE PDF Stampa E-mail
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Scritto da giancarlo cristarella   
Lunedì 19 Ottobre 2009 15:20

Amici,

questo anticipo di inverno, caratterizzato da pioggia e vento, oltre che da  sensibili abbassamenti di temperatura ( che sembra, duri ancora per poco, per fortuna ), mi suggerisce di consigliarvi una maggiore oculatezza nei voli a bassissima quota, cioè SEMPRE.

Del resto, secondo le norme, dove possiamo volare  noi, se non a bassissima quota ( BBQ ) ?

Comunque, questa mia raccomandazione riguarda la fase di atterraggio con un vento al suolo di 10-12 nodi o più. Durante il decollo, con il motore “ in tiro “, la turbolenza è meno pericolosa.  ( fino ad un certo punto... ).Consideriamo  che molti campi di volo sono sistemati su spazi ristretti di terreno dove gli hangar affiancano a breve distanza la pista  o sono vicinissimi a macchie boscose, perciò soprattutto sorvolando terreni alberati ed installazioni fisse come aviorimesse, edifici, eccetera,  specialmente nella fase finale dell'avvicinamento, quando siamo col motore al minimo e la “ biancheria “ tutta fuori, ci può colpire la raffica improvvisa  proveniente dall'aria incanalata tra un hangar e l'altro, a cui stiamo passando a fianco, oppure possiamo essere schiacciati dal solito rotore di sottovento, magari causato dalla presenza di “quegli alberi “   che il nostro vicino di terreno  non vuole assolutamente capitozzare ,  che, improvviso e vigliacco, ci sbatte per terra senza pietà quando siamo ormai a pochi metri dal suolo.

rotori

Faccio questa raccomandazione perchè, contrarimente a quanto si pensi, volare a BBQ può essere pericoloso poiché l'aria ai bassi strati, in presenza di ostacoli anche non rilevanti, si comporta come l'acqua intorno ai sassi di un torrente di montagna, creando vortici, ondulazioni, mulinelli,  e, man mano che la quota aumenta,  i moti turbolenti tendono a livellarsi rendendo il volo più liscio.

Questi fenomeni sono stati osservati e studiati al punto che sono state addirittura ricavate delle formule in cui, tenuto conto della velocità del vento e l'altezza dell'ostacolo, si ottiene  la distanza minima da osservare per non risentire di dette turbolenze.

Fare calcoli noi ? Figurarsi.....lasciamo stare. Vi risparmio lo “ strazio” della dimostrazione della formuletta, ma è bene non  sottovalutare questo aspetto del volo.

Ecco allora  entrare in gioco l'importanza dell'osservazione della manica a vento che ci conferma la direzione di provenienza dell'aria e, ad occhio, ma molto sommariamente, ci può dare un'idea della sua intensità. L'ideale sarebbe avere i dati rilevati dall'anemometro, ma non tutti i campi di volo sono equipaggiati con radio e strumentazioni, perciò, PRUDENZA e,  in presenza di vento di una certa importanza, aspettiamoci la raffica laterale od il rotore.

manica a vento

Tutto qui. Un caro saluto. 

Il vostro amico Colonnello Giancarlo CRISTARELLA