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1 visitatore online| Cessna O-2 Skymaster |
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| Giovedì 30 Settembre 2010 00:00 | |||
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di Luigi BERRI Cessna 336 Skymaster e 337 Super Skymaster Cessna O-2 Skymaster
Cessna 337 Super Skymaster Role: Personal use and air taxi aircraft Manufacturer: Cessna Reims Aviation First flight: 1961 Status: Active service Primary user: Private individuals and organizations Produced: 1963-1982 Number built: 2,993 Variants: O-2 Skymaster Il Cessna Skymaster (qui si descrivono le caratteristiche comuni ai due modelli) era un bimotore per usi civili costruito in una configurazione push-pull, e cioè i due motori sono stati montati non sulle ali -come nei normali bimotori- ma in fusoliera con un’elica traente in prua e una spingente in coda. Dalle ali si dipartivano due travi (sull’estradosso, in corrispondenza degli attacchi inferiori delle controventature) che terminavano in due stabilizzatori verticali (o derive), che lasciavano così liberi i flussi delle due eliche, derive unite tra loro dallo stabilizzatore orizzontale. I flussi combinati della trazione e della spinta producevano un’invidiabile “centerline”, per cui l’aereo era praticamente privo di qualsiasi tipo di imbardata. Anche la piantata di un motore in decollo, con aborto del decollo stesso, non produceva sostanziali variazioni rispetto la centerline della pista. Lo stesso valeva in volo: a differenza dei bimotori convenzionali (per i quali, tra altri problemi, vi era quello del “motore critico”), l’aereo poteva comunque continuare mantenendo la prua in volo livellato -sia pure con velocità ridotta- anche con un solo motore, agendo opportunamente sui trim. I motori erano all’origine due Continental IO-360-C da 195 hp (150 kW) e andavano di regola usati in contemporea spinta. La spinte maggiori dell’uno rispetto all’altro producevano variazioni sugli assi, varizioni che dovevano quindi essere debitamente compensate dai trim (peraltro molto efficienti e sensibili).
Pilotaggio
Strano a dirsi, ma la cosa più diffidile di questo aeroplano era il…rullaggio (!) Lo Skymaster produceva un unico inconfondibile suono dovuto anche alla combinazione del suo motore posteriore che girava nell’aria turbolenta dell’elica del motore anteriore che invece godeva l’aria indisturbata libera. Con tre persone il peso era di circa 2 tonnellate. Portarlo in volo poi, non era difficile, anzi ! Si sfruttava a pieno -volendo- l’autopilota sui tre assi, e, una volta trimmato a dovere, filava dritto come un proiettile. Tra l’altro è difficilmente immaginabile la sua scioltezza e la eccessiva (addirittura!) rispondenza in volo ai comandi. Per cui, tenuto però sempre conto della sua mole, del suo peso e quindi della sua inerzia, si potevano tranquillamente operare -ma non a pieno carico- anche manovre acrobatiche -….i “G” si sentivano tutti- e ci si stupiva della sua agilità. Qui si comprende perché fu usato dai militari per vari scopi. Ma non ci si doveva distrarre mai dall’occhieggiare temperature e pressioni. Velocità di crociera sui 300 km/h. Autonomia superiore ai 2.000 km.- Tangenza circa 6.000 mt (19.600 ft). Chiasso in fusoliera: non indifferente…. Quello su cui feci il passaggio -per graziosa concessione del proprietario industriale e del suo disponibilissimo pilota/istruttore- era completamente IFR, compresi gli antighiaccio ad ali ed eliche, attrezzato anche per il volo notturno “ognitempo”. Insomma un bel bestione ! Ma ci volai -ahimè- solo per il passaggio e un altro paio di volte. Poi non capitò più. L’industriale poco dopo lo vendette e si comprò un bireattore, con base a Linate. Addio Skymaster !
Cessna Skymaster O-2 Impiego operativoGli esemplari cominciarono ad essere consegnati ai reparti che operavano nella guerra del Vietnam in due versioni. La più numerosa fu la O-2A, dotata di dispositivi fumogeni in grado di segnalare la presenza di obbiettivi nemici ai reparti di cacciabombardieri. Normalmente le missioni si svolgevano con un equipaggio di due elementi, un pilota ed un osservatore, quest'ultimo con il compito di individuare possibili minacce nemiche. Il velivolo veniva inviato a svolgere una ricognizione aerea del territorio quindi, una volta avvistato, colpiva l'obbiettivo con una serie di razzi fumogeni. Una seconda versione, designata O-2B, venne usata per la guerra psicologica. Non era dotata di armamenti offensivi ma equipaggiata con megafoni esterni con i quali inviavano messaggi propagandistici in lingua vietnamita. Inoltre, a supporto, venivano sganciati volantini che esortavano la popolazione a ribellarsi. Gli Skymaster risultarono velivoli apprezzati dai piloti per la loro robustezza, grazie anche alla particolare configurazione bimotore sullo stesso asse che assicurava una maggior probabilità di conservare l'uso di almeno un motore in caso di attacco e che permetteva loro di ritornare alla base. Inoltre erano adatti ad operare da piste improvvisate, una necessità derivata dalla particolare conformazione del territorio vietnamita.
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