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2 visitatori online| FL 3, TIGER-MOTH e il ponte |
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| Venerdì 03 Settembre 2010 00:00 | |||
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di Luigi BERRI FL 3, TIGER-MOTH e il ponte
Quella mattina, alla cloche di un FL 3 dell’Aeroclub, mi trovavo a 1.000 metri sopra la grande vallata del Tevere, in allontanamento dall’aeroporto. Ero solo: sopra di me la visibilità era buona, sotto qualche po’ di foschia a banchi, vento assente, insomma condizioni ideali per starsene in pace e godersi una mezzora di volo rilassato. Girando lo sguardo qua e là, casualmente sotto di me intravidi, quasi confusa tra i campi, una piccola sagoma a pelo di terra che passava veloce in senso contrario. Guardando meglio vidi che si trattava del TIGER MOTH del ns. club: guardando ancora meglio, notai che si trascinava dietro uno sfilacciamento di fumo grigio… Ohibò! e che succede ?, pensai (allora nessuno di noi aveva sistemi di fumogeni, come invece si usa oggi).Nel nostro Aeroclub, acquisito il brevetto di II° grado e solamente dopo avere alle spalle almeno 400 ore di volo effettivo -tutte rigorosamente certificate sul libretto di volo- il pilota che lo desiderava poteva tentare di fare il passaggio sul mitico TIGER MOTH, biplano di sogno. Ho detto “tentare”, perché non tutti quelli che lo testavano ricevevano poi dagli istruttori l’O.K. a volarci. Tra i pochi di noi che avevano ricevuto il tanto sospirato passaggio, GIANNI (il nome è di fantasia) era quello che più si era innamorato del “gioiello” invero davvero splendido anche solo a vederlo fermo: intelato a dovere di recente, con la grossa elica bruna, con la vernice bianco/rossa, sullo sfondo del prato verde faceva un figurone. Così il buon GIANNI ogni attimo di tempo libero lo passava accanto al “gioiello” e, se i soldi in tasca non erano scarsi, caschetto-di-cuoio, occhialoni, guanti, sciarpa-immancabile-svolazzante, vento permettendo ci saliva su e via per aria!; invece quando i soldi scarseggiavano, rimaneva a terra, e se qualcun altro danaroso non glielo aveva soffiato, lo lucidava, lo strigliava, lo controllava, l’accarezzava, lo guardava da tutti gli angoli e …gli faceva la guardia. Per un po’ la faccenda andò avanti, l’omertà tra noi era assoluta: secondo me il DOV e i ns. capi qualcosa sapevano, ma facevano finta di niente. Torniamo alla mattina fatidica e alla scoperta, dal mio FL 3, del TIGER MOTH con prua verso l’aeroporto e la striscia di fumo grigio nella scia. Non rendendomi lì per lì bene conto dell’accaduto, decisi un immediato dietro front e tornai al campo, ove giunsi circa dieci minuti dopo il TIGER e ove nel frattempo era scoppiata la bolgia. Dal circuito guardai il TIGER fermo sul prato accanto al raccordo con i pompieri intorno, auto della polizia con i lampeggianti accesi, gente che correva… Atterrai, e quello che vidi e sentii in seguito superò ogni mio più fervido immaginare. Primo, quello che vidi: il TIGER, dal parabrezza alla coda era tutto sporco di nero e trasudava olio fuligginoso, intorno alla fusoliera aveva qua e là aggrovigliato un cavetto di metallo, la naca danneggiata, l’elica era smozzicata alle estremità, il serbatoio alto centrale era lesionato, segni evidenti di colpi di frusta appena prima e appena dopo l’abitacolo (la testa del pilota indenne!!), il traliccio che reggeva le ali per fortuna aveva retto e così i piani di coda.…. L’eroe GIANNI la pagò salata. Oltre i danni, ebbe sospeso il brevetto, cacciato dal Club, interdetto per un anno da qualsiasi attività di volo.- Dire che gli andò bene è dire poco. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, penso al miracolo: non vi sono ceri sufficienti per ringraziare la Madonna di Loreto e il TIGER MOTH, che, in quelle condizioni, ha volato per oltre un quarto d’ora, riportandolo sano e salvo a casa.
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